Fisioterapia, fisioterapia e brutte esperienze notturne

Fisioterapia, fisioterapia e brutte esperienze notturne


Come già accennato le prime sedute di fisioterapia si sono svolte a letto e poi, con l'arrivo della carrozzina, siamo passati alla palestra, dove poi ho anche compreso che i miei fisioterapisti (mattina e pomeriggio) sarebbero stati fissi per tutto il periodo di ricovero. Adesso, a posteriori, realizzo quanto la prontezza dei soccorsi sia stata fondamentale (vi ho raccontato che il pompiere che ha chiamato l'ambulanza nel suo precedente lavoro era un infermiere ed è stato lui a capire che qualcosa non andava?). A meno di un mese dal mio ingresso al Santa Lucia sono in piedi e "camminicchio" su un deambulatore con supporto - una specie di mutandone - che mi aiuta a stare in piedi che altrimenti in un secondo il ginocchio sinistro cederebbe e mi ritroverei a strisciare tipo verme. Questo il lavoro mattutino con Simona Orso, nel pomeriggio altro deambulatore con Francesca Monteverde, però fisso, per imparare il nuovo modo in cui dovrò alzarmi e sedermi da una sedia. Ancora mi fa ridere il ricordo di un pomeriggio in cui Francesca mi ha messo sul deambulatore per camminare e mamma e sorella mi hanno visto in piedi e semovente per la prima volta da che ero stata male: tre sceme che piangevano come non ci fosse un domani ^^;;;.
A questo punto serve un piccolo inciso: anche se sembra che vada tutto bene (e se parliamo a livello generale è così), la verità è che passo gran parte delle mie ore di veglia a piangere. E non che non ne avessi ragione, ma adesso ammetto che erano molti di più i momenti in cui piangevo senza motivo che quelli in cui li avevo. Almeno fino a una certa nottata di - credo - metà maggio: la cosa fantastica del Santa Lucia è che ogni letto ha il suo televisore personale, così i teledipendenti come me possono continuare a seguire i loro programmi preferiti (salvo non averne perso due mesi di programmazione perché si era in coma). Sono lì tranquilla e paciosa a guardare non ricordo cosa quando sento un formicolio alla gamba sinistra e penso"ora mi muovo così passa", ma non lo faccio e dopo un po' il formicolio passa a destra. Stesso pensiero di prima e stessa azione. Inizio a preoccuparmi a morte solo quando inizio a tremare in tutto il corpo e cerco di urlare per chiamare aiuto, ma non un fiato mi esce dalla gola - anzi, a dir la verità non credo neanche che la bocca si apra visto che non riesco a muovere neanche un mezzo muscoletto, nemmeno a destra dove non ho mai avuto problemi. Sono ufficialmente nel panico ed è solo quando le convulsioni si fanno tanto forti da sfilare l'ossimetro dal dito che parte l'allarme che richiama l'attenzione degli infermieri. Nei giorni a seguire proveranno a darmi diverse spiegazioni per l'accaduto: dall'attacco di panico, al terrore notturno. La verità è che ho appena sperimentato il mio primo attacco epilettico: altro fantastico regalo della mia bella emorragia -_-. Il giorno dopo, visto che non facevo altro che piangere e blaterare di quanto mi fossi spaventata il primario del reparto mi ha "minacciata" di mettermi sotto antidepressivi pesanti se non la finivo di piangere. Magia delle magie: da quel momento mi sono calmata. No, non è vero, ho continuato a piangere, ma son passata da: piango per ogni più piccola stupidaggine a: piango perché ho una valida ragione. È comunque un passo avanti. Quello è stato il primo e da dopo le dimissioni ne ho sperimentati altri e sebbene sembri che ogni volta vada un po' meglio, la verità è che non puoi abituarti a una cosa del genere. E a me va bene perché sono lucida e consapevole di ciò che mi circonda, ma non è comunque bello.

Nella prossima puntata: la prima uscita e la prima volta a casa.

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